La prostituzione è legale, lo dice la Cassazione

La Cassazione ha emesso una sentenza che ha annullato quella di primo grado emessa dal tribunale di Fermo. Oggi più che mai la prostituzione dilaga e le lucciole sanno come cavarsela tra i meandri della legge, in più la Cassazione sembra aver definito la prostituzione legale.

Una buona notizia per tutti noi, in quanto con tale sentenza la Cassazione si pronuncia sull’esagerazione da parte del Questore di emettere il “foglio di via” nei confronti di una prostituta. Ma tale ammenda è contemplata solamente per motivi di pericolosità del soggetto, a questo punto è stato definito che il meretricio, e chi lo esercita, non può essere considerato un soggetto pericoloso, per questo vien meno l’urgenza del foglio di via.

La vicenda si è svolta a Porto Sant’Elpidio, comune in provincia di Fermo, e si è protratta per 7 anni, finchè ricorso dopo ricorso non è approdata in Cassazione che ha messo il punto definitivo alla vicenda, scagionando la escort.

prostituzione legale

Questo è il passaggio con cui la Cassazione ammette il ricorso:

“(…) In riferimento all’esercizio della prostituzione in luogo pubblico occorre rilevare che, a seguito delle modifiche all’art.1 della legge n.1423 del 1956 introdotte con l’art.2 della legge n.327 del 1988, è stato escluso che possano essere destinatari della misure di prevenzione ‘coloro che svolgono abitualmente attività contrarie alla morale pubblica e al buon costume’, essendo necessario che il giudizio di pericolosità sia ancorato condotte aventi rilevanza penale; d’altra parte occorre considerare che il legislatore non ha inteso introdurre norme dirette a vietare l’esercizio della prostituzione in luogo pubblico. Ne consegue che lo svolgimento dell’attività di meretricio in luogo pubblico di per sé non costituisce indice di pericolosità. Il riferimento ad ‘atteggiamenti adescatori e scandalosi’ appare una connotazione priva di concretezza fattuale, atteso che dalla annotazione di polizia giudiziaria allegata agli atti risulta semplicemente che la ricorrente venne controllata in ora notturna (ore 00.10) ‘ferma ai margini della strada palesemente intenta ad esercitare attività di meretricio’. Gli indicati ‘pregiudizi di polizia’ non trovano alcun riscontro negli atti, né sono richiamati nella sentenza impugnata la quale fa riferimento ad un’unica condanna alla pena di euro 300 di ammenda per il reato contravvenzionale di atti contrari alla pubblica decenza commessi il 8.7.2007, circostanza da sola palesemente inidonea ad attribuire alla ricorrente la qualifica di persona dedita alla commissione di reati che mettono in pericolo l’integrità morale dei minorenni ovvero la sicurezza e la tranquillità pubblica”.

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